Visualizzare una coreografia in 2D, in 3D e dalla platea
Pubblicato il
Una coreografia di gruppo si progetta nello spazio, ma il pubblico la vede solo dal proprio posto. Tra la vista dall’alto, che serve a pianificare gli spostamenti, e la vista frontale, che mostra ciò che la platea percepisce davvero, esistono due rappresentazioni complementari. Visualizzare una coreografia in 2D, in 3D e dal punto di vista dello spettatore permette di individuare per tempo i problemi di spaziatura, di allineamento e di visibilità, finché il progetto è ancora modificabile.
Vista dall’alto e vista frontale: due rappresentazioni complementari
Nella progettazione scenica, la pianta (ground plan) è un disegno in scala visto dall’alto, una «bird’s-eye view» che riporta nel dettaglio posizione e dimensioni di tutti gli elementi scenici, oltre alle entrate, alle uscite e ai percorsi degli interpreti. È la vista ideale per pianificare lo spazio: chi si trova dove, chi si sposta verso dove e con quale percorso.
Il prospetto o alzato (elevation) è invece un disegno in scala del palco visto dal pubblico, cioè la vista frontale. Una «rear elevation» mostra il retro degli elementi di scenografia, mentre una vista laterale si chiama «section». Si parla di «alzati» proprio perché vengono sollevati rispetto alla pianta.
Le due viste si completano: la pianta pianifica lo spazio, il prospetto mostra ciò che vede lo spettatore. Gli spettacoli di danza traggono un vantaggio particolare dal prospetto, perché rivela il movimento del corpo intero e i motivi spaziali che la sola vista dall’alto non fa emergere.
Le sightlines: pensare la coreografia dalla platea
Le sightlines (linee di visuale) indicano ciò che il pubblico riesce a vedere di uno spettacolo dal proprio posto, senza ostacoli né sforzi. Si distinguono le sightlines orizzontali, cioè la vista del palco e delle zone laterali, ostacolata per esempio dagli spettatori seduti davanti, e le sightlines verticali, legate ai posti a gradinata o rialzati e ostacolate da tende o da proiettori montati troppo in basso.
La scelta della forma del palco incide direttamente sulle linee di visuale. Un palco circolare («round staging») crea problemi se gli interpreti guardano per lo più in una sola direzione: metà del pubblico si ritrova allora davanti alle loro schiene. La progettazione deve quindi partire da come il pubblico vedrà lo spettacolo, e non dalla sola logica interna del movimento.
In uno spettacolo di gruppo, le sightlines sono letteralmente integrate nella coreografia: buone linee di visuale garantiscono che ogni spettatore possa vedere la performance. Le pedane o gradinate («risers») sollevano gli interpreti per migliorare la visibilità e creare un effetto visivo dinamico: è l’approccio più diffuso per i cori scenici. Altezze e angolazioni esatte, però, dipendono dalla situazione: per misure precise, meglio affidarsi a un direttore di scena o alle norme locali per i luoghi aperti al pubblico.
Il vocabolario del palco e la pluralità dei punti di vista
Per parlare di spazio senza ambiguità, il teatro ha i suoi «punti cardinali» del palco. Il proscenio è il bordo del palco verso il pubblico (si «scende» in proscenio) e il fondo è la parte posteriore (si «risale» verso il fondo). Per i lati, il teatro francofono usa due nomi fissi: côté jardin è il lato sinistro visto dalla platea, côté cour quello opposto. Tali termini esistono proprio perché i lati si invertono tra la vista dal palco e quella dalla platea: precisare ogni volta il punto di riferimento evita gli errori. Il palco, infine, è lo spazio in cui si muovono gli interpreti, in contrapposizione alla sala in cui si trova il pubblico.
Non tutti i posti offrono la stessa percezione. L’«occhio del principe» indica l’angolo di visuale che permette di vedere la prospettiva della scenografia senza deformazioni; è anche, guardando dalla sala verso il palco, il punto da cui si vede meglio lo spettacolo. La nozione viene dal palco all’italiana, concepito come una «scatola dell’illusione» fondata sulla prospettiva e sul trompe-l’œil: una scenografia che presuppone un punto di vista frontale privilegiato, il che spiega perché la vista frontale struttura storicamente la composizione.
Attenzione a non confondere due significati della parola «prospettiva»: da un lato la prospettiva ottica e illusionistica del palco all’italiana, dall’altro la semplice «vista frontale / punto di vista del pubblico» degli strumenti per coreografie. Sul piano teorico, ogni spettatore vede in realtà uno spettacolo diverso: non si vive la stessa rappresentazione in prima fila o in terza galleria. Come ricorda Patrice Pavis citando Marie-José Mondzain, «vedere insieme non è condividere una visione, perché nessuno vedrà mai ciò che vede l’altro». Da qui l’interesse concreto di provare più punti di vista anziché uno solo.
Visualizzare in anteprima le formazioni prima delle prove
Visualizzare in anteprima una coreografia permette di individuare per tempo i problemi. Un software per formazioni consente di verificare se le formazioni si leggono in modo pulito, invece di scoprire i problemi in piena prova. Sostituisce gli schizzi effimeri sulla lavagna bianca e le chat piene di correzioni sulla spaziatura con un’unica fonte visiva, e la pianificazione avviene finché il progetto è ancora modificabile, prima di impegnare il tempo dei ballerini.
In concreto, tali strumenti combinano una vista dall’alto (top view) e una vista 3D per visualizzare in anteprima lo «stage picture», cioè l’immagine d’insieme formata dagli interpreti in un dato momento, da più angolazioni. Puoi sincronizzare la coreografia con i conteggi (counts) della musica, fissare entrate, uscite e cambi di quadro e analizzare la spaziatura prima delle prove. Una formazione qui va intesa come la disposizione spaziale coordinata di ballerini che si spostano insieme lungo percorsi predeterminati, con posizioni e orientamenti specifici.
La ricerca accademica va nella stessa direzione: l’approccio ChoreoVis propone una visualizzazione dall’alto con il tracciamento dei percorsi, l’analisi dell’uso del pavimento e il confronto tra coreografia pianificata e movimenti reali, per verificare spaziatura, allineamento e fluidità delle transizioni. Stancz segue la stessa logica, come strumento web per posizionare e visualizzare le formazioni in 2D, in 3D e in Vista pubblico, così da confrontare la pianta con ciò che la platea vedrà davvero.
Domande frequenti
- Che differenza c’è tra la vista dall’alto e la vista frontale di una coreografia?
- La vista dall’alto, o pianta, è un disegno in scala visto dall’alto che riporta posizione, dimensioni e percorsi degli interpreti: serve a pianificare lo spazio. La vista frontale, o prospetto, mostra il palco dal pubblico, cioè ciò che lo spettatore vede davvero. In danza il prospetto è prezioso perché rivela il movimento del corpo intero. Le due viste sono complementari.
- Cosa sono le sightlines e perché contano nella coreografia di gruppo?
- Le sightlines (linee di visuale) indicano ciò che uno spettatore riesce a vedere dal proprio posto, senza ostacoli né sforzi. Possono essere orizzontali (ostacoli laterali, spettatori seduti davanti) o verticali (gradinate, tende o proiettori troppo bassi). In uno spettacolo di gruppo sono integrate nella coreografia: buone sightlines garantiscono che ogni spettatore possa vedere la performance, e le pedane sollevano gli interpreti per migliorare la visibilità.
- Lati del palco: come non sbagliare?
- Per lo spettatore che guarda il palco, il lato sinistro è quello che i francesi chiamano côté jardin e il lato opposto è il côté cour. Esistono nomi fissi proprio perché i lati si invertono tra la vista dal palco e quella dalla platea. Precisa quindi sempre il punto di riferimento: diverse risorse anglofone, per esempio, danno stage left e stage right dal punto di vista dell’interprete, il che inverte tutto.
- Perché provare più punti di vista anziché uno solo?
- Perché non tutti i posti offrono la stessa percezione: non si vive la stessa rappresentazione in prima fila o in terza galleria. L’«occhio del principe» è il posto da cui si vede meglio la prospettiva, ma non riassume l’esperienza di tutta la sala. Visualizzare in anteprima una coreografia dall’alto, in 3D e in Vista pubblico permette di confrontare la pianta con ciò che vedranno davvero spettatori diversi.
Fonti
Questa guida si basa sui seguenti riferimenti, consultati durante la sua stesura.
Leggi anche
Visualizza in anteprima le formazioni dall’alto, in 3D e dalla platea. Linee di visuale, lati del palco, occhio del principe: vedi ciò che vedrà il pubblico.
Inizia