Come creare una coreografia di danza: guida passo passo

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Creare una coreografia, anche semplice, raramente è un lavoro che si fa di getto. Si parte da una musica, la si divide in tempi, le si dà una struttura, poi si scrivono i movimenti, si dispone il gruppo sul palco e si trasmette tutto ai ballerini. Questa guida spiega come fare una coreografia seguendo queste tappe in ordine, con i punti di riferimento che usano gli insegnanti (il conteggio in otto, i procedimenti compositivi, la prova generale) e quello che va annotato a ogni tappa per non perdere nulla da una prova all’altra. Vale per una prima coreografia di gruppo come per un numero del saggio di fine anno.

Scegliere la musica e tagliarla

Tutto parte dal brano. La piattaforma di lezioni private Superprof consiglia una musica che ti dica qualcosa e susciti in te delle emozioni, non un titolo scelto a caso o per esclusione. Per una prima coreografia conviene un tempo moderato e una canzone che conosci bene. Prima di muoverti, ascoltala più volte di seguito, senza ballare, per individuare le frasi musicali, i momenti forti e i silenzi: secondo Superprof devi conoscere la musica a memoria, per sapere esattamente cosa succede in ogni momento. È la tappa che rende più facile tutto il resto.

Il tempo di un brano, cioè la sua velocità, si misura in battiti per minuto (BPM). Wikipedia in italiano ricorda che nella musica classica si usano tradizionalmente indicazioni di andamento come allegro o lento, mentre nella musica contemporanea è molto più frequente trovare i BPM; colloca per esempio l’hip hop e il funk tra 70 e 110 BPM e la house tra 120 e 130. Un semplice calcolo ti servirà più avanti: la durata di un tempo si ottiene dividendo 60 per i BPM, quindi a 120 BPM un tempo dura mezzo secondo e un blocco da 8 tempi 4 secondi; un brano di 3 minuti contiene allora 360 tempi, cioè 45 blocchi da 8. Più il brano è veloce, meno spazio ha ogni movimento e più brevi devono essere gli spostamenti.

Taglia poi il brano alla durata voluta con un programma di editing audio. Taglia all’inizio di una frase musicale, su un «1», mai a metà di un blocco, e preferisci un finale netto, su un tempo forte, a una dissolvenza che sfuma mentre il gruppo tiene la posa. Infine conserva esattamente il file che hai tagliato e dai a tutti lo stesso: se la versione cambia strada facendo, i conteggi si sfasano e il gruppo deve reimparare i propri riferimenti.

Contare la musica in otto

Nella danza la musica si conta a blocchi di otto tempi: «1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8», poi si ricomincia. Superprof ricorda che nei corsi di danza da sala, di ballo latino o di ballo urbano in genere si conta in otto, a parte il jive, e il dossier «Coreografare» dell’Ufficio federale dello sport svizzero (UFSPO) osserva che nella ginnastica e nella danza la musica viene spesso ripartita in otto tempi e raggruppata in blocchi di 4 × 8. Un blocco da 8 copre due misure da quattro tempi, come spiega la scuola marchigiana Swing Dance Family (4 + 4 = 8 tempi). L’«1» è il tempo in cui la frase riparte: secondo la stessa scuola corrisponde spesso all’entrata della voce o a un colpo marcato della batteria.

I controtempi si contano con la «e»: «1 e 2 e 3…». Per i principianti, osserva Superprof, è molto più facile far corrispondere ogni movimento a un tempo o a un controtempo e associare un conteggio a ogni gesto, un metodo usato anche nelle coreografie di gruppo perché tutti riescano a sincronizzarsi. Per far partire la musica o una ripresa, il conteggio «5, 6, 7, 8» annuncia che il blocco successivo sta per cominciare: il sito del Festival Nuova Danza lo descrive come una rincorsa ritmica che prepara corpo e respiro prima del vero attacco sull’1. Swing Dance Family suggerisce di contare a voce alta durante la pratica. Così la struttura ti resta in testa e tutti partono sull’1.

Annota i conteggi fin dall’inizio. Il modo più semplice è una tabella: una riga per blocco da 8, numerata (primo otto, secondo otto…), con accanto la parte della musica (intro, strofa, ritornello) e i movimenti in poche parole. Il dossier dell’UFSPO propone una tabella simile per analizzare un brano, con la battuta iniziale di ogni parte, utile quando si deve ripetere un passaggio, e una colonna in più per le formazioni. Superprof, dal canto suo, consiglia di scrivere o disegnare i passi subito dopo la lezione, quando la memoria è ancora fresca. Senza una traccia scritta, una coreografia si reinventa a ogni prova.

Costruire la struttura: intro, strofe, ritornello, finale

La maggior parte delle canzoni alterna strofe e ritornelli. Wikipedia in italiano definisce il ritornello come una parte ripetuta più volte, alternata alle strofe, in genere con il motivo più orecchiabile del brano, e indica come schema probabilmente predominante nel pop e nel rock «S-S-R-S-R-S» (strofa, strofa, ritornello…). Intorno si trovano spesso un’introduzione, a volte un ponte che rompe la ripetizione prima dell’ultimo ritornello, e un finale; Superprof consiglia di analizzare questa struttura prima di coreografare e ne dà un esempio in blocchi da 8 tempi (intro 2 × 8, strofa 4 × 8, ritornello 2 × 8…). Segna queste parti nella tua tabella dei conteggi: quanti blocchi da 8 per l’intro, per ogni strofa, per il ritornello. È lo scheletro della tua coreografia.

Modella poi la danza su questa struttura. A un ritornello che torna corrisponde la stessa frase danzata: secondo Superprof il pubblico ci trova dei punti di riferimento, e in più i ballerini la imparano una volta sola per tre passaggi. Le strofe lasciano spazio a variazioni, a un passaggio in piccolo gruppo o a un cambio di formazione; il ponte è il momento giusto per una sorpresa o un contrasto. Il programma di danza del GCSE inglese, pubblicato dall’ente certificatore AQA, cita queste forme: binaria (AB), ternaria (ABA), rondò, in cui una parte A torna tra parti diverse, e narrativa, quando la danza racconta una storia; il dossier dell’UFSPO usa gli stessi schemi e precisa che nella forma ABA la parte A torna in genere con una variazione.

Cura l’inizio e la fine, i due momenti che il pubblico ricorda. Per l’inizio decidi da dove si parte (già in scena o entrando dalle quinte), chi entra (tutto il gruppo, piccoli gruppi, uno dopo l’altro) e come (le stesse azioni o azioni diverse, alla stessa velocità o no). Il dossier dell’UFSPO osserva che il canone successivo e il canone cumulativo sono soluzioni interessanti all’inizio di una coreografia, perché permettono agli interpreti di iniziare uno dopo l’altro. Per la fine scegli allo stesso modo: immobili in scena, raggruppati, a terra, o uscendo uno dopo l’altro; Superprof nota che spesso inizio e fine sono uguali o simili. Una posa finale tenuta con decisione vale più di un’uscita confusa.

Scrivere le frasi di movimento

Una frase di movimento è una serie di gesti che forma un’unità, spesso uno o due blocchi da 8. Comincia da un motivo breve che racchiuda l’idea della danza: un gesto delle braccia, un passo, un appoggio particolare. Il programma GCSE dell’AQA mette al primo posto tra i procedimenti del coreografo «motif and development»: un motivo, poi i suoi sviluppi. Per trovare i movimenti parti dalla musica (un accento richiama un gesto netto, un tappeto sonoro un movimento legato), da una parola, da un’immagine o da un oggetto, come propone il dossier dell’UFSPO, che suggerisce anche di scrivere in aria il proprio nome usando le diverse parti del corpo come un pennello.

Sviluppa poi il motivo con i procedimenti compositivi. Il programma dell’AQA cita la ripetizione, il contrasto, l’unisono (tutti fanno la stessa cosa nello stesso momento) e il canone tra i procedimenti del coreografo, e l’accumulazione tra i modi di mettere in relazione i ballerini. Il dossier dell’UFSPO aggiunge diversi modi di variare una sequenza: il tempo (rapido e lento, con delle pause), lo spazio (piccolo e grande, livello basso, medio o alto) e la forza; retrogradare, cioè eseguire la sequenza a ritroso, come una pellicola riavvolta; variare la strumentazione, per esempio eseguire con le gambe un movimento delle braccia; aggiungere altri movimenti alla sequenza. Descrive anche il canone, in cui gli interpreti eseguono gli stessi movimenti con uno sfasamento nel tempo: se ognuno esegue un solo movimento appena il precedente ha finito, si forma un’onda. Da uno stesso motivo di 8 tempi ricavi così più frasi senza inventare nemmeno un passo nuovo.

Scegli frasi che il tuo gruppo riesce a ballare. Una coreografia semplice ripete più di quanto inventi: il dossier dell’UFSPO lo dice chiaramente, non è necessario creare movimenti sempre nuovi, si possono ripetere gli stessi aggiungendo altre variazioni o combinandoli diversamente. Due o tre frasi ben scelte, riprese e variate, bastano spesso per un primo numero. Balla tu stesso ogni frase sulla musica prima di insegnarla, contala a voce alta e scrivila nella tua tabella, blocco per blocco. Se un passaggio non cade giusto sui conteggi, semplificalo subito: dopo, quando tutto il gruppo l’ha imparato, è molto più difficile.

Disporre il gruppo e concatenare le formazioni

Una volta scritte le frasi, decidi dove le balla ciascuno. Una formazione è la posizione di tutti i ballerini in un dato momento: una linea, due linee sfalsate, una V, una diagonale, un cerchio, piccoli gruppi. Cambia formazione quando la musica cambia parte, non a caso: una nuova strofa, l’arrivo del ritornello o il ponte sono momenti naturali. La guida per creare formazioni di danza descrive le forme più comuni e spiega come sceglierle in base al numero di ballerini.

Il posizionamento serve anche alla leggibilità. Il programma dell’AQA inserisce tra i procedimenti del coreografo la «manipulation of number», cioè giocare sul numero di ballerini: un ritornello ballato da tutto il gruppo all’unisono colpisce di più dopo una strofa ballata da tre. Il dossier dell’UFSPO ricorda che la linea centrale è quella in cui il significato si esprime con più forza e che i partecipanti si possono distribuire su tutto lo spazio o dividere in più formazioni, per esempio una linea e un cerchio. Metti i ballerini più sicuri dove cade lo sguardo, al centro e davanti, e sfalsa le file perché quelli della seconda fila si vedano tra quelli della prima.

Ogni cambio di formazione è un percorso da contare, come un passo. Dagli un numero preciso di tempi, per esempio un blocco da 8, e un tragitto per ogni ballerino, evitando che due percorsi passino nello stesso punto nello stesso momento; per l’UFSPO la transizione deve essere fluida e durare abbastanza a lungo da integrarsi nella danza. Gli spostamenti più semplici mantengono l’ordine dei ballerini; quelli che lo mescolano richiedono più prove. Segna sulla tua pianta, per ogni formazione, il conteggio in cui va raggiunta: è questo riferimento che permette al gruppo di arrivare insieme.

Provare e trasmettere ai ballerini

Insegna la coreografia a pezzi. Superprof consiglia a chi impara di non riprodurre subito tutta la sequenza, ma di spezzettarla in parti e di conoscere bene ogni movimento prima di passare al successivo, e racconta di un’insegnante di danza orientale che mostra prima una versione lenta con la spiegazione, poi quella con la musica a velocità reale. In pratica: dividi in blocchi da 8, ripeti il primo finché i movimenti diventano naturali, passa al successivo, poi concatena i due. Se mostri i passi di fronte al gruppo, fai i movimenti a specchio e dillo, altrimenti una parte dei ballerini partirà dal lato sbagliato. Perché ognuno possa rivedere il proprio posto a casa, conviene condividere la coreografia con la tua crew invece di ricopiare le piante a mano.

Lascia che i ballerini «marchino», cioè accennino i movimenti in piccolo, senza saltare né forzare, mentre imparano: la rivista online Dance Hall News descrive il marcare come l’esecuzione dei movimenti in una forma ridotta, essenziale, fisicamente meno dispendiosa. Uno studio dell’Università della California a Santa Cruz, pubblicato sulla rivista Psychological Science e raccontato dal magazine Dance Informa, ha fatto imparare due sequenze a 38 allievi avanzati di danza classica, una provata a piena velocità, l’altra marcandola: i giudici hanno dato voti più alti a quella che era stata marcata. Gli autori lo spiegano con un alleggerimento del carico mentale, non solo con un risparmio di energia. Tieni la piena intensità per i passaggi già sicuri.

Prima dello spettacolo, balla tutto dall’inizio alla fine senza fermarti: è la filata, che diventa prova generale quando la fai in costume. Wikipedia in italiano descrive la prova generale come quella in cui ciascuno esegue la propria parte dall’inizio alla fine, come se fosse la prima dello spettacolo. Per la scuola di danza Art & Dance Factory è come uno spettacolo intero, senza pubblico, e serve ad assicurarsi che non ci siano problemi importanti. Annota cosa non funziona, poi pulisci: riprendi i passaggi in cui il gruppo non è insieme, conteggio per conteggio, controllando che tutti abbiano lo stesso angolo delle braccia e lo stesso sguardo sullo stesso tempo. Termina con una prova sul palco vero: la stessa scuola ricorda che in teatro i ballerini si abituano a un palcoscenico di grandezza diversa dalla sala prove e cercano i punti in cui entrare e uscire.

Preparare la coreografia con Stancz

Stancz è un’app di coreografia che serve a preparare il posizionamento dei ballerini: li disponi su un palco in scala, concateni le formazioni e le transizioni si animano sulla tua musica, in vista 2D dall’alto, in 3D e dalla platea. Si usa nel browser di un computer, PC o Mac, senza installazione, e come app per iPhone, iPad e Android, con lo stesso account. È gratuita fino a 3 coreografie da 4 formazioni ciascuna, e oltre esiste un abbonamento a pagamento. Propone 19 preset, forme già pronte che si adattano al numero di ballerini, e accetta fino a 500 ballerini per coreografia.

Nel metodo di questa guida entra in gioco in tre momenti: la musica, il posizionamento e la trasmissione. Importi il tuo brano, in MP3 o in WAV: la sua forma d’onda diventa l’asse del tempo. «Batti il tempo (BPM)» misura i BPM, e «Allinea le formazioni al tempo» allinea le durate ai tempi. Crei una formazione per ogni parte della musica, la rinomini («Strofa 1», «Ritornello») e ne trascini il bordo per darle la sua durata; in riproduzione i ballerini scivolano da una formazione alla successiva, e un percorso troppo lungo o due ballerini che si incrociano si notano subito. Per trasmetterla, condividi la coreografia in sola lettura, anche con il piano gratuito, ed «Evidenziami» mette in risalto, per ogni ballerino, il suo punto sul palco.

Quello che Stancz non fa, senza giri di parole: non scrive i passi al posto tuo. Dentro non c’è nessuna intelligenza artificiale che inventi coreografie; i movimenti, i conteggi e le frasi restano nella tua tabella, nel tuo quaderno e nel tuo corpo, e l’app si occupa solo dello spazio e del tempo, cioè di chi è dove, e in quale momento. Non esporta in PDF, non permette di modificare a più mani in contemporanea e non gestisce una scuola (iscrizioni, calendario, pagamenti).

Domande frequenti

Come creare una coreografia semplice se sei alle prime armi?
Scegli un brano che conosci bene, dal tempo moderato, ascoltalo più volte senza ballare, poi contalo in blocchi da 8 tempi. Individua l’intro, le strofe e i ritornelli, scrivi un motivo breve e riprendilo a ogni ritornello. Due o tre frasi ripetute e variate bastano per una prima sequenza; aggiungi poi le formazioni, quindi prova a pezzi, prima lentamente e senza musica.
Perché nella danza si conta in otto?
Perché la musica che si balla si divide così: un blocco da 8 copre due misure da quattro tempi. Contare in otto permette di associare ogni movimento a un tempo preciso, di far partire tutto il gruppo insieme sull’1 dopo «5, 6, 7, 8» e di ritrovare un passaggio dal suo numero, per esempio il terzo otto del ritornello. I controtempi si contano con la «e».
Quale musica scegliere per creare una coreografia?
Una musica che ti fa venire voglia di ballare, con un tempo moderato se è la tua prima coreografia e una struttura chiara: intro, strofe e ritornelli che tornano. Misurane il tempo in BPM per sapere quanto dura ogni blocco da 8, e tagliala alla durata giusta all’inizio di una frase musicale. Poi dai lo stesso file a tutto il gruppo.
Come annotare una coreografia per non dimenticarla?
Con una tabella dei conteggi: una riga per blocco da 8, la parte della musica accanto, i movimenti in poche parole. Aggiungi una pianta per ogni formazione, con il posto di ogni ballerino e il conteggio in cui la formazione va raggiunta. Il dossier dell’UFSPO citato sopra propone una tabella simile per analizzare il brano, e Superprof consiglia di scrivere o disegnare i passi subito dopo ogni lezione.
Come insegnare una coreografia di gruppo?
A blocchi da 8: mostra il primo lentamente e senza musica, contando, fallo ripetere finché diventa naturale, poi passa al successivo e uniscili. Se sei di fronte al gruppo, balla a specchio e dillo. Lascia che i ballerini marchino mentre imparano, tieni la piena intensità per i passaggi sicuri, poi fai una filata completa e pulisci i passaggi in cui il gruppo non è insieme.
Si può creare una coreografia online?
Per il posizionamento e le formazioni, sì: Stancz si apre nel browser di un computer, senza installazione, ed esiste anche come app per iPhone, iPad e Android. Lì disponi i ballerini, concateni le formazioni sulla tua musica e condividi il risultato; il piano gratuito arriva fino a 3 coreografie da 4 formazioni ciascuna. I passi, invece, li inventi tu: Stancz non li scrive al posto tuo.

Fonti

Questa guida si basa sui seguenti riferimenti, consultati durante la sua stesura.

  1. 1.superprof.it
  2. 2.superprof.it
  3. 3.it.wikipedia.org
  4. 4.it.wikipedia.org
  5. 5.assets01.sdd1.ch
  6. 6.swingdancefamily.it
  7. 7.festivalnuovadanza.it
  8. 8.aqa.org.uk
  9. 9.dancemagazine.com.au
  10. 10.dancehallnews.it
  11. 11.it.wikipedia.org
  12. 12.danceit.org

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